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"La difficoltà non sta nelle idee nuove, ma nell'emancipazione da quelle vecchie" John Maynard Keynes


INFLAZIONE: paura di uno spettro del passato!!

| Autore: : | Categoria: contributi Attivisti | Commenti: 7

Una delle inquietudini maggiori, derivata soprattutto dalla mancanza di corretta informazione, è quella che ci fa temere di scivolare nell’inflazione. Questo timore ha eretto uno dei più grandi ostacoli tra l’opinione comune e l’idea che lo Stato possa avviare una politica di spesa pubblica, ponendo finalmente un freno ad una spirale recessiva, che sembra oramai senza fine. L’immissione di nuove quantità di denaro, mediante aumento del DEFICIT e del DEBITO PUBBLICO, secondo alcuni pareri superficiali e faziosi, ci farebbero scivolare nel rischio di vedere un aumento incontrollato dei prezzi al consumo. Va comunque detto che attualmente i trattati Europei, impongono all’Italia una politica non “espansiva”, ma fatta al contrario di tagli e non di aumento della spesa pubblica. Resta quindi ferma, al momento, l’ipotesi che l’Italia possa avviare una politica economica di espansione della spesa sociale, a meno che lo Stato non decida di uscire dalla moneta unica, recidendo i trattati sottoscritti con l’unione Europea, e riappropriandosi della sua sovranità politica e monetaria. Tornando quindi ad emettere una propria moneta, come lo era a suo tempo, la Lira.
 Ma entriamo ora nel discorso specifico dell’inflazione. Bisogna capire cosa sia e che cosa si intende per INFLAZIONE e per DENARO.

Inflation_Monster

Il DENARO, non è altro che una convenzione utilizzata dall’uomo per sostituire l’unico modello di scambio economico che in precedenza esso aveva adottato, il BARATTO. Questo significa che, le banconote stampate con su scritto il loro valore, danno la possibilità per es. al macellaio di acquistare un televisore, non utilizzando lo scambio carne – elettrodomestico, ma consentendogli invece di comperare quel televisore utilizzando carta moneta del valore corrispondente all’oggetto di mercato. 
Rendendo cosi’ notevolmente più agevole gli scambio economico. 
Per INFLAZIONE invece, utilizzando una formula molto semplice, possiamo dire che si intende MOLTO DENARO in circolazione e nelle nostre tasche, per pochi BENI MATERIALI corrispondenti, e da poter acquistare. 
I beni di consumo sono soggetti alle leggi di mercato, che rispondono a regole molto semplici! Se ci sono molti beni, essi valgono meno, e servono conseguentemente pochi soldi per acquistarli. Se invece i beni sono pochi, valgono molto, e per acquistarli abbiamo bisogno di tirar fuori una quantità maggiore di denaro. L’esempio tipico può essere quello degli ortaggi e dei metalli preziosi. I primi costano molto poco, al contrario dei secondi, che invece sono rari e molto cari.
 Anche il denaro segue le leggi di mercato. Se c’è troppa moneta in giro, la stessa subisce una svalutazione, e varrà meno. Così se prima potevamo acquistare 100 kg di grano per 5 quattrini, con molto più denaro in circolazione, significherà che per comperare gli stessi 100 kg di prodotto, avremo bisogno stavolta di 10 quattrini. Questa è inflazione!
 Quindi, quali sarebbero i problemi a cui si andrebbe incontro con un inflazione crescente e fuori controllo? Be’ sarebbero diversi , e sinceramente, anche preoccupanti! Il rischio che ognuno di noi correrebbe, è quello di veder diminuire la propria “ricchezza”! Se aumenta l’inflazione, significa che per acquistare i prodotti che ci servono per vivere, dagli alimenti, alle abitazioni, alle automobili, ai medicinali ecc.. ci vorranno molti più soldi. Questo vorrà dire che il denaro di nostra proprietà, e i nostri depositi bancari, varranno molto meno! 
Prima di trarre conclusioni e analisi affrettate però, soffermiamoci un attimo su quello che ci dice chi ha interesse ad alimentare i nostri timori di un’inflazione fuori controllo. Tra tutti, gli operatori politici ed economici come la BCE.
 Sappiamo bene oramai, come la Banca Centrale Europea, unica a poter emettere l’EURO, la moneta adottata nei paesi dell’unione (che ricordiamo non è più di proprietà dello Stato italiano), sia così pressante nel ricordarci in ogni momento i pericoli che si correrebbero, se si andasse incontro ad un aumento incontrollato dei prezzi al consumo. Sentiamo ripeterci continuamente che il compito della BCE è quello di assicurare la stabilità dei prezzi mediante il contenimento dell’inflazione al 2% annuo. Che cosa significa questo? Che se noi abbiamo comprato a Maggio dell’anno prima una serie di prodotti, a Maggio dell’anno dopo, riacquistando gli stessi e identici beni di consumo acquistati l’anno prima, troveremo un aumento di prezzo massimo, non superiore al 2%.

 

IL CARTONE ANIMATO DELLA BCE

 

La stessa BCE, con sempre maggiore incisività e faziosità, si è preoccupata di spiegare il pericolo anche ai nostri figli, realizzando un cartone animato con tanto di simpatico mostro, somigliante a quelli della serie televisiva di “ Monster Allergy”, chiamato ad impersonare proprio l’inflazione.

L’animazione mostra due ragazzi un po’ distratti, alle prese con il problema di capire che cosa sia l’aumento incontrollato dei prezzi, e il mostro che da esso può generare. Non a caso, ai due verrà posto il problema in un momento storico diverso dal presente, spostandoli in un recente passato pre – industriale. L’intento evidente della BCE, è quello di inquadrare l’attenzione degli utenti, da un punto di osservazione sbagliato, che mostra il problema da una prospettiva storica errata, non più in linea con i tempi e la realtà produttiva dei nostri giorni. La sceneggiatura, scaraventa così i due ignari giovani indietro nel tempo di un paio di secoli, mettendoli alle prese con l’acquisto di beni di prima necessità, come il PANE. Il grosso nemico è ovviamente il prezzo dei prodotti che sale in continuazione, e che impedisce loro di acquistare ciò di cui hanno bisogno per vivere. Nemmeno il simpatico mostro dell’inflazione, corso in loro aiuto con una manciata fresca, fresca, di monete appena coniate, riesce a fargli acquistare la desiderata pagnotta di pane. Che purtroppo per loro, è sempre più cara! 
Intento chiaro dei realizzatori del cartoon, è quello di canalizzare il problema ai nostri occhi e a quelli dei nostri figli, sul binomio che ruota intorno a + DENARO STAMPATO = PREZZI DEI PRODOTTI PIU’ ALTI , QUINDI INFLAZIONE.
 Ma noi analizziamolo meglio il problema, e cosa potrebbe essere successo nel luogo e nell’epoca, dove i due protagonisti sono stati scaraventati per volontà della BCE. 
Per la legge del mercato, e visto il periodo storico in questione, possiamo dedurre che il rialzo continuo del prezzo del pane era dovuto con molta probabilità a repentini e frequenti cali di produzione. Lasciando i banchi dei mercati con poca merce e di conseguenza molto cara! Trattandosi in questo caso di un economia PREVALENTEMENTE AGRARIA, la scarsità di pane poteva essere dovuta a diversi possibili motivi. Tra i principali poteva esserci il mancato approvvigionamento di grano, la materia prima indispensabile alla realizzazione del prodotto alimentare. Le cause potevano essere molteplici…. come ad esempio un raccolto stagionale andato a male. Cosa che poteva succedere abbastanza frequentemente a seguito magari, di avverse condizioni meteo. Oppure, potevano esserci state azioni di accaparramento forzato di grandi quantità di grano. Operazioni compiute da scaltri individui, con il solo scopo di togliere il grano dalla circolazione, producendo così speculazione sul prezzo stesso del prodotto. Di certo, qualsiasi essa sia stata la causa, la realtà era che grossi rimedi non ce ne erano. La logica ci dice che, se il pane non c’era per mancanza di materia prima, si sarebbe dovuto aspettare quanto meno il prossimo raccolto di grano per vedere aumentare la quantità dello stesso, in vendita presso i banchi del mercato. In quel caso aumentare l’emissione di carta moneta in circolazione, non sarebbe servito a comperare un bene che materialmente non c’era. Sarebbe servito solo a generare INFLAZIONE. Cioè aumento del denaro nelle nostre tasche, ma diminuzione del valore della moneta in relazione alla quantità del prodotto in circolazione, che sembrava essere molto scarsa.

 

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JOHN M. KEYNES

Spostiamoci adesso nel tempo, e facciamo un salto temporale dal passato, dove ci aveva lasciato il cartoon della BCE, al futuro. Fino a giungere nel secolo scorso, precisamente al 12 Aprile 1942. Giorno in cui uno dei piu’ grandi economisti della storia, J. M. Keynes, rilascia una importante intervista radiofonica alla BBC. E leggiamo cosa rispose alle domande dell’intervistatore:

BBC:
«Le ho chiesto da dove proviene il denaro, signor Keynes. Il denaro non c’è, e lei mi risponde che è solo una questione tecnica! Il Regno Unito la sta ascoltando.»


J M Keynes:
«Vi racconterò come risposi a un famoso architetto che aveva dei grandi progetti per la ricostruzione di Londra, ma li mise da parte quando si chiese:
- “Dov’è il denaro per fare tutto questo?”. 
- “Il denaro? – feci io – non costruirete mica le case col denaro? Volete dire che non ci sono abbastanza mattoni e calcina e acciaio e cemento?”. 
- “Oh no – rispose – c’è abbondanza di tutto questo”. 
- “Allora intendete dire che non ci sono abbastanza operai?”. 
- “Gli operai ci sono e anche gli architetti”. 
- “Bene, se ci sono mattoni, acciaio, cemento, operai e architetti, perché non trasformare in case tutti questi materiali?”.
 Insomma possiamo permetterci tutto questo e altro ancora. Una volta realizzate le cose sono lì, e nessuno ce le può portare via.
 Siamo immensamente più ricchi dei nostri predecessori!”

In sostanza cosa cambia tra la situazione prospettata un paio di secoli prima dal cartone animato della BCE , e quella del 1942 dell’intervista che Keynes rilascia alla BBC? Cambiano SEMPLICEMENTE I TEMPI, E LE CAPACITÀ TECNICO – SCIENTIFICHE CHE L’UOMO HA A DISPOSIZIONE. E la relazione che queste hanno con la capacità umana di PRODURRE BENI MATERIALI. E qui è racchiusa la chiave per capire che il pericolo di ingenerare inflazione ai nostri giorni, puo’ essere visto come un pericolo estremamente remoto. Mentre prima dell’avvento dell’era industriale, eravamo legati ad una produzione di tipo AGRARIA , a metà del secolo scorso, quando J.M.Keynes, rilasciò l’intervista radiofonica, la rivoluzione industriale aveva già compiuto le sue principali trasformazioni sociali ed economiche. La produzione nei maggiori paesi occidentali era passata dall’essere prevalentemente agricola a preminentemente INDUSTRIALE. Con la conseguenza di veder enormemente aumentate le capacità produttive dei singoli paesi. Le società occidentali si popolano così di ogni sorta di beni materiali da poter acquistare, in cambio di denaro. Fino a raggiungere eccessi opposti a quelli degli oscuri e difficoltosi secoli passati. Si conoscerà addirittura un nuovo male, quello del consumismo esasperato, e quello ancora peggiore dell’affermazione di un monopensiero del consumo, come unico veicolo culturale!

Quando Keynes afferma: “Insomma possiamo permetterci tutto questo e altro ancora. Una volta realizzate le cose sono lì, e nessuno ce le può portare via. 
Siamo immensamente più ricchi dei nostri predecessori!”, 
significa semplicemente che l’uomo, sostenuto dagli enormi passi avanti compiuti mediante il progresso scientifico e tecnologico, è oramai nelle condizioni di poter produrre sempre e comunque, almeno una quantità minima di beni, tali da bilanciare in qualsiasi momento una possibile ed eccessiva quantità di denaro in circolazione. E le affermazioni date in risposta alle domande della BBC, lasciano intendere come il DENARO sia solo un mezzo di STIMOLO alla moderna capacità produttiva dell’uomo contemporaneo. E’ come se avesse chiaramente indicato di mettere mano alla copisteria dello Stato per fotocopiare il denaro necessario ad avviare la ricostruzione di interi quartieri distrutti dalla guerra. E questo, senza il minimo pensiero di un possibile rischio di INFLAZIONE, in quanto inesistente, visto l’esito scontato della riuscita di tale operazione, che avrebbe portato alla realizzazione di BENI tangibili e reali.

Mario-Draghi

MARIO DRAGHI, GOVERNATORE BCE

La Banca Centrale Europea invece, che persegue le sue logiche e i suoi interessi elitari, spiega ai nostri figli cosa sia l’inflazione, da un punto di vista volutamente errato. Non in linea con i tempi in cui viviamo. Facendoci osservare il problema in un momento storico dominato da un’economia di tipo Agrario. In quel periodo, la produzione era ancorata a quello che solo la terra ci poteva dare. Un ettaro di terreno, produceva sempre la stessa quantità di frutta o di ortaggi. Non c’era modo di poter intensificare la produzione, magari raddoppiandola o triplicandola. Le semine e i raccolti seguivano i ritmi scanditi dalle stagioni, che erano, e sono tuttora solo quattro. Non considerando poi gli imprevisti di ogni tipo che potevano sopraggiungere come fulmini a ciel sereno. Potevano venire a mancare ad esempio, gli artigiani trasformatori di materia prima come i panettieri, sterminati da possibili malattie come il vaiolo o il colera. Insomma nel passato, la produzione di BENI da poter comperare, era non solo limitata, ma legata ad una serie di circostanze molto instabili ed imprevedibili. Eravamo molto più POVERI di oggi! 
Nel 1700 o nel 1800, se uno Stato avesse deciso di immettere maggiori quantità di moneta, aumentando la spesa e il debito pubblico, si sarebbe ritrovato con due grossi problemi:

1) L’impossibilità di sforare la soglia del parametro aureo. Una regola internazionale che impediva agli Stati di stampare moneta, oltre la soglia equivalente alla quantità di oro posseduta dalla stessa nazione. Regola abolita poi dal presidente degli USA Nixon, nel 1971. Ricordiamo che questo, in passato, assoggettava non di poco le nazioni al ricorso al credito presso le banche dei paesi economicamente dominanti. Legandole così ad un rapporto di subalternità, che mai avrebbe permesso un sereno sviluppo economico e indipendente dagli interessi prevaricanti dei paesi più forti sui paesi più deboli.

2) Sicuramente non sarebbe quello Stato riuscito a stimolare comunque una adeguata produzione di beni per mancanza di strumenti produttivi, come le industrie e il progresso tecnologico oggi ci consentono. Ma si sarebbe di certo scivolati nell’inflazione.
 Cosa non più vera al giorno d’oggi! L’uomo dell’odierna società industrializzata ha un potenziale produttivo , in grado di non temere piu’ simili spettri del passato. Anzi, come detto prima, si ritrova a fronteggiarne di nuovi, come le nevrosi che legano gli individui all’incapacità di moderare i propri consumi, spostando il problema all’eccesso opposto!

Keynes voleva semplicemente farci aprire gli occhi! Quegli occhi che ci consentono di capire che oggi uno Stato proprietario della sua moneta, come lo era l’Italia con la LIRA, è nelle condizioni ottimali di poter aumentare i propri investimenti a tutto vantaggio del benessere dei suoi cittadini. 
Aumentando la spesa pubblica, facendo crescere il suo deficit e il suo debito pubblico. Creando nuovi posti di lavoro, rafforzando una spina dorsale fatta di un tessuto di piccole, medie e grandi industrie. Realizzando servizi , strutture per il commercio, arterie stradali, porti, infrastrutture e quant’altro. Rafforzando l’istruzione pubblica, che porterà ad avere un numero sempre maggiore di cittadini istruiti e in grado di lavorare per la ricerca e per una produzione di alto livello. In poche parole, uno Stato che investe, che spende a DEBITO mediante immissione di nuove quantità di denaro, è uno Stato che pone le basi per una società che aumenta L’OFFERTA DI PRODOTTI E DI BENI, BILANCIANDO SEMPRE, L’AUMENTO DEL DENARO IN CIRCOLAZIONE.
 Potremmo divenire così i cittadini di uno Stato Sovrano, autonomo e saldo nella sua capacità di essere operoso e in grado di provvedere a se stesso. Uno Stato che è la migliore garanzia affinché una moneta sia “FORTE” al punto da poterne gestire autonomamente e con autorevolezza le relazioni internazionali. Relazioni necessarie a fissare i parametri di “cambio” con le altre monete come il DOLLARO, operazione fondamentale per l’acquisto di materie prime. Non dimentichiamoci che la crescita di una nazione è anche legata a delicati equilibri di politica estera. Cosa di cui si omette quasi sempre di parlare, ma in realtà resta un fattore MOLTO INCISIVO, cui per ora non è mia intenzione argomentare in questa sede.

E’ necessario sapere però, che esiste un’ INFLAZIONE DA IMPORTAZIONE. Ed è quel tipo di inflazione che si sconta quando la propria moneta è svalutata per una serie di motivi, che vanno dalla eccessiva presenza nei mercati stranieri, o dalla precisa volontà politica di svalutare al cambio una moneta sovrana, qualora quello Stato risulti scomodo alle nazioni che da sempre gestiscono le sorti politiche ed economiche del Mondo! Se la nostra moneta vale meno, le materie prime che servono alla nostra industria per poter essere trasformate in beni e prodotti da acquistare, ci costeranno di più, con ricadute negative sui prezzi al consumo. I modi e le tecniche di controllo utilizzati dai Paesi dominanti per gestire quei parametri che andranno a determinare il successo o l’insuccesso delle economie di altri paesi, sono varie e di varia natura. Come l’imposizione dell’uso obbligato del PETROL DOLLARO per l’acquisto del petrolio, che costringe tutti i paesi a rincorrere il dollaro per potersi rifornire di materia prima, garantendo così enormi vantaggi economici e politici agli USA. All’utilizzo di forme di controllo più complesse, come quelle che fanno leva su prestiti finanziari elargiti a tassi impossibili, esercitate per lo più da organismi internazionali come il FMI. Per finire alle semplici e barbare guerre, fanalino di coda dei metodi a cui si può ricorrere per imporre le proprie volontà alle popolazioni allergiche alla “democrazia”.
 Ma torniamo ora a guardare che cosa potrebbe succedere invece se all’interno dei nostri confini nazionali, ci ritrovassimo con la sorpresa di dover fronteggiare se un po’ di inflazione ci sfuggisse di mano. Bisogna sapere innanzitutto che lo Stato ha sempre la possibilità di utilizzare strumenti tecnici capaci di far rientrare nei limiti i parametri fuori controllo. Uno di questi strumenti, è il fisco. Ricorrendo alla leva fiscale, si possono aumentare le tasse qualora ci sia bisogno di far rientrare il denaro che circola in eccesso. Oppure si può ricorrere all’aumento del costo del denaro, mediante la determinazione dei tassi di interesse, rendendo così più costosa l’operazione del prestito di denaro. 
Insomma ci sono una quantità di strumenti che possono essere utilizzati per scongiurarne il pericolo. 
Abbiamo anche una serie di esempi reali, con nazioni che nel tempo hanno finanziato la loro spesa pubblica senza problemi di sorta. Il Giappone per esempio. Uno stato a moneta sovrana tra i più industrializzati del mondo. Si ritrova con un debito pubblico altissimo, circa il doppio di quello italiano, e un INFLAZIONE, quasi inesistente, prossima allo 0,5 %. 
E allora mi chiedo, perché mai soggetti come la BCE, e la burocrazia europea da cui prende gli ordini, dovrebbero incuterci timori che sembrano solo essere lontani fantasmi del passato? La risposta potrebbe trovarsi nella volontà politica di favorire chi invece ha enormi capitali, e tutta l’intenzione di conservarli intatti nel loro valore, senza dover temere svalutazioni legate a nuove immissioni di denaro, mediante aumento del Debito pubblico, e soprattutto nel potere che il loro capitale ha nella contrattazione “politica”. Il potere di chi riesce ad oltrepassare le leggi di uno Stato democratico, addomesticando la classe dirigente e politica di un paese, riducendola a servitrice dei suoi personali interessi. Facendo leggi che impediscano di finanziare i cittadini, bloccandone automaticamente la mobilità sociale. Dividendo la società in “caste”. Chi è figlio di un operaio, operaio resterà per tutta la vita! 
Il totale divieto di creare DEFICIT di spesa pubblica è la miglior garanzia di non vedere attivata la produttività di altri soggetti economici in grado di scalzare le rendite sicure di determinati individui. Questo è proprio quello che è successo in questi anni in Europa e in tutti quei paesi preda indiscussa degli ideali NEO LIBERISTI.

Uno Stato sovrano proprietario della sua moneta, ha meccanismi di bilancio del debito differenti da quelli che oggi è costretto a seguire lo Stato italiano e tutti gli Stati che hanno adottato l’euro. In un regime di sovranità monetaria impedire alla spesa e al debito pubblico di crescere, significa impedire a una forma di “inflazione fisiologica”, di irradiare i suoi effetti benefici e democratici. Il tipo di inflazione, che se ben ricordiamo, con la nostra Lira veniva compensato dalla “scala mobile”. Uno strumento di controllo che consentiva allo Stato di stabilire quale dovesse essere l’aumento salariale in relazione a quello che era il “costo della vita”, adeguato all’inflazione. Che cosa succedeva e quali erano gli effetti pratici nella vita di ogni cittadino comune alle prese con le spese per la sopravvivenza? 
Facciamo un esempio. Nel 1960, un lavoratore medio con un salario da impiegato, c.ca 50.000 – 60.000 lire, poteva ritrovarsi nella condizione di dover acquistare una abitazione per se e la sua famiglia. Mediamente in quegli anni, in una città di provincia , avrebbe speso una somma di c.ca 2 – 3 milioni per 100mq di abitazione. Somma che avrebbe magari pagato contraendo un mutuo ventennale con una banca per il 60% dell’importo totale del prezzo dell’abitazione. Una parte del suo stipendio quindi, era destinato a fine mese a finire in banca per poter ripagare il debito contratto con essa. 
Stessa cosa succede oggi con l’Euro.

debito-pubblico

Si acquista un immobile (per chi ha un buon lavoro e se lo può permettere) e si contrae un mutuo con una banca per 20 o 30 anni. La differenza dove sta? Sta nel fatto che dopo 10 anni, lo stipendio di quell’impiegato che nel 1960, era di 60.000 lire, nel 1970 era piu’ che raddoppiato per effetto dell’adeguamento della scala mobile all’inflazione, prodotta da quei meccanismi di bilancio statale di natura completamente differente, da quelli che oggi regolano lo Stato Italiano e il suo rapporto col Debito pubblico, contratto in EURO. Il salario di quel lavoratore padre di famiglia aveva subito una rivalutazione “fisiologica” divenendo più del doppio di quello che egli percepiva nel 1960. Mi si obbietterà che non cambiava nulla dal punto di vista del potere d’acquisto nei confronti dei beni reali, e questo è vero, lo stesso non poteva dirsi però nei confronti del debito contratto 10 anni prima con la banca. La rata, che a fine mese puntualmente egli doveva restituire per il mutuo stipulato all’acquisto dell’abitazione, restava sempre quella per tutta la durata dello stesso. Con il vantaggio però, di avere uno stipendio “fisiologicamente” rivalutato e nelle condizioni di percepire il peso della rata del mutuo, in modo completamente differente, quasi come un lontano ricordo. Un conto era pagare, mettiamo, 30.000 lire di rimborso mutuo a fronte di uno stipendio di 60.000, e un conto ben diverso è pagare sempre 30.000, ma a fronte di uno stipendio rivalutato, e di 160.000 lire. Non sarà mai la stessa cosa per chi invece ha acquistato una abitazione in euro, o si accinge ad acquistarla ora. Il controllo esasperato dell’inflazione che ci assilla da ogni parte, farà percepire la rata di un mutuo stipulato in EURO per l’acquisto della casa, egualmente pesante per tutta la durata dello stesso. Questo significa che verremo spremuti per tutti i 20 o 30 anni. Senza possibilità di vedere crescita economica, e ne di vedere quella benefica dose di inflazione adeguata al costo della vita,venirci incontro. 
In assenza della stessa svalutazione “fisiologica”, al contrario, non si andrebbero a toccare gli interessi di chi una volta accumulata una notevole liquidità, sentendosi al sicuro da pericolose “sgrossature” da inflazione verso i propri capitali, eviterebbe di far circolare il proprio denaro come “stimolatore” di economia reale. E anziché investire i suoi soldi in strutture produttive, troverebbe molto più conveniente andare ad investire quel denaro di banca in banca, passando da titolo tossico a titolo tossico, e gonfiando sempre di piu’ quelle “schifezze finanziarie”, fatte null’altro che di una quantità enorme di moneta elettronica non ancorata a nessuna produzione, e sempre più distante dall’economia reale. 
Non considerando poi, come quegli stessi capitali finanziari possano incidere negativamente all’interno di una scala sociale, che vede alcuni soggetti pericolosamente oltrepassare ogni limite e ogni legge, in funzione dei loro personali interessi. Tornando perfino a resuscitare figure dal potere assoluto, che credevamo oramai definitivamente sepolte nella storia. 
Tutto questo, non avrebbe la strada spianata se il denaro venisse ridimensionato nel suo valore da un’inflazione che piu’ che definire fisiologica, potremmo definire “benigna”. E invece, all’interno della zona EURO, ci ritroviamo a fare i conti con un fenomeno “maligno”, opposto a quello dell’inflazione. Il contenimento della spesa pubblica. 
E’ questo che consente a determinati individui di non veder perdere mai il valore del loro denaro, a scapito però, di chi di denaro ne avrà le tasche sempre più vuote, fino al punto di non riuscire più a garantirsi una sopravvivenza degna di un essere umano.

 

Articolo a cura di Benedett00rlandi

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7 Risposte all'articolo. Commenta anche tu!

  1. Guglielmo Soccorsi

    Grande Benedetto, veramente un’ottima spiegazione di cosa sia e a cosa serva l’inflazione, mi sembrava di sentire Galloni leggendo il tuo articolo che dice più o meno le stesse cose.
    A tal proposito consiglio a tutti di leggere “La Moneta Copernicana”…dove è spiegato per filo e per segno perchè il denaro è solo un’unità di misura e quindi effettivamente dire che non ci stanno i soldi è come dire che non ci sono i litri per riempire una botte, come direbbe pure Keynes, puoi dire che non c’è il vino, puoi dire che non c’è la botte, ma non puoi dire che non ci sono i litri per riempirla.
    Cmq ancora complimenti, davvero un bell’articolo, bisognerebbe fare pure noi un cartone animato sull’inflazione!

  2. Benedetto Orlandi

    Grazie Guglielmo!

  3. Filippo Bonanno

    ahahahahaha!!!!!! questa cos’e’ una rivisitazione storica in chiave M5S? LA SCALA MOBILE FU INTRODOTTA NEL 1975, a seguito dello shock petrolifero che fece schizzare l’inflazione causando una crisi industriale generalizzata…dal 60 al 1970 gli stipendi crebbero in termini reali (non nominali) e l’inflazione era al 4-5%..gli stipendi aumentarono perche’ aumento’ la produttivita’!!! ma fatela finita

  4. Filippo Bonanno

    poi fatemi capire, l’autore di questo articolo sostiene che la moneta non e’ altro che un “mezzo” per facilitare gli scambi. In poche parole e’ una variabile esogena che puo’ essere controllata dalle autorita’ monetarie (banca centrale) e fatta crescere in base alla crescita dei beni reali senza creare inflazione. Bene, questa proposta era stata avanzata e sostenuta da MILTON FRIEDMAN, il piu’ grande oppositore alla teoria di Keynes, che viene impropriamente citato in questo articolo….fate il favore, smettetela di scrivere di cose che non conoscete

  5. gianluca

    ..puoi stampare moneta quanto vuoi …ma se lasci a gestire il sistema dai soliti ….non cambierai nulla …chi si ingrasserà saranno sempre i soliti
    MA è TANTO DIFFICILE CAPIRLO ??????????????

  6. Luigi Cifra

    Ma hanno studiato economia alla CEPU? L’inflazione comporta una distribuzione di ricchezza dagli ultimi prenditori della nuova moneta stampata ai primi prenditori, in altre parole è una tassa occulta che va a vantaggio dello stato e delle banche. Forse studiare un po’ di scuola austriaca non farebbe male. Le crisi di oggi sono il frutto delle teorie di keynes.

  7. walter monici

    L’articolo dice che se alla produzione di denaro corrisponde una eguale produzione di beni di pari valore il sistema rimane in equilibrio.
    Keynes sostiene che tale produzione deve avvenire prima come stimolo e mezzo perchè il bene venga prodotto
    Il sistema va in crisi quando la produzione di denaro non produce aumento di beni e valori e si incanala nella speculazione finanziaria.
    Se invece pensiamo di utilizzare denaro sottraendolo alla circolazione blocchiamo la produzione di beni e il sistema si ferma.
    E’ quello che sta succedendo ora.

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