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CARA “VIRTUOSA” ITALIA, IMPARA DALLA GERMANIA E DALLA FRANCIA: LORO Sì CHE HANNO SEMPRE RISPETTATO LE REGOLE EUROPEE!

| Autore: : | Categoria: contributi Attivisti | Commenti: 0

Navigando su internet, mi sono imbattuto in questo articolo, pubblicato nel sito di Repubblica.it  http://www.repubblica.it/economia/2013/11/03/news/allarme_deficit_l_italia_trema_rischia_di_sfondare_il_tetto_del_3_-70126958/?ref=HREA-1

Il titolo è INQUITANTE: “Allarme deficit, l’Italia trema: rischia di sfondare il tetto del 3%”.

Stati europei

L’articolo riporta: “…Se i tecnici di Bruxelles concludono che il deficit stia di nuovo superando il 3% del Prodotto interno lordo (Pil), dovranno rimettere il Paese sotto procedura per violazione delle regole europee di finanza pubblica”.

Si parla di VIOLAZIONE delle REGOLE EUROPEE

Stimolato dal volerne capirne qualcosa in più, in questa giornata domenicale, ho deciso di iniziare una semplice ricerca su internet per capire se i nostri “concorrenti” d’Oltralpe, in particolar modo tedeschi e francesi, tali regole le stessero attualmente rispettando e/o le avessero, in passato, rispettate.

Nelle seguenti tabelle troverete dei dati, a mio avviso, molto interessanti e soprattutto provenienti da fonti ufficiali.
Invito infatti, chiunque pubblichi dei dati, a citare la fonte d’acquisizione; questo diventa fondamentale per essere inattaccabili di fronte ad un’eventuale contestazione.
Il link è http://ec.europa.eu/economy_finance/db_indicators/gen_gov_data/documents/2013/spring2013_country_en.pdf e presenta un report della Commissione europea.
Andate a pagina 24 del pdf (se la stampate risulta pagina 21) dove si parla della Germania (table 2D).
Nella prima riga, con il nome “NET BORROWING (% of GDP)” sono indicati i DEFICIT o i SURPLUS annuali dello stato, ovvero la differenza tra le entrate e le uscite togliendo già la spesa per gli interessi sul debito pubblico.

Se le entrate sono maggiori delle spese si parla di surplus, viceversa di deficit.
Attenzione però ai segni: nella tabella 2D se il segno è positivo si tratta di un deficit altrimenti è un surplus; per esempio se guardiamo il 2001, troviamo 3,1 il che significa che c’é stato un deficit del 3,1 % sul pil.
Ripeto che questo dato è già al NETTO della spesa per interessi ovvero è già stata sottratta la spesa per interessi.
Se guardiamo la riga 8 della tabella 2D leggiamo “PRIMARY DEFICIT” e troviamo scritto zero.
Questo dato riguarda l’avanzo o il disavanzo PRIMARIO ovvero la differenza tra entrate ed uscite SENZA considerare (tra le uscite) la spesa per gli interessi sul debito pubblico.
Anche qui attenzione al segno; il (+) significa disavanzo (ossia entrate dello stato minori delle uscite) mentre il segno (-) significa un avanzo (entrate dello stato maggiori delle uscite).
Semplificando si può leggere che nel 2001 lo stato tedesco ha avuto entrate uguali alle uscite;
tuttavia, avendo pagato interessi per il 3,1 % del pil, ha chiuso in deficit per il 3,1% del pil.
Infine nell’ultima riga trovate il debito pubblico alla fine di ogni anno.
L’anno di partenza è il 1995; vedete che la Germania ha avuto una base di partenza del 55,6 % (rapporto tra debito pubblico e pil) ed è arrivata all’81,9 % nel 2012.
Noterete inoltre, guardando la riga otto “PRIMARY DEFICIT”, come dal 2002 al 2005 la Germania abbia chiuso con un DISAVANZO PRIMARIO (ovvero tassava meno di quanto dava come spesa pubblica alla sua popolazione).
La cosa che lascia più perplesso è che la Germania, nonostante il trattato di Maastricht predicasse agli stati membri che, uno dei parametri da rispettare fosse il debito pubblico entro il 60% del pil, lei che, al contrario dell’Italia tale parametro già lo rispettava fin dall’INIZIO, se ne sia successivamente ampiamente “fregata” di rispettarlo visto appunto che è passata dal 55,6 % del 1995 all’ 81,9% del 2012.
In termini matematici vi è stato un INCREMENTO ASSOLUTO del 47,30 %.
Andiamo ora a vedere l’Italia. Andate a pagina 48 del pdf (stampandola risulta pagina 45) http://ec.europa.eu/economy_finance/db_indicators/gen_gov_data/documents/2013/spring2013_country_en.pdf dove troverete la tabella 8D.
Nel 1995 l’Italia aveva un rapporto debito pubblico sul pil del 120,9 % quindi ampiamente fuori dal trattato di Maastricht che richiedeva al massimo un 60 %.
Niente paura, anche se l’Italia era “fuori linea”, l’hanno fatta entrare ugualmente nell’Eurozona.

Non penso che all’epoca Repubblica “tuonasse” con un articolo del tipo “Allarme debito, l’Italia trema: sfondando del doppio il tetto del 60% rischia di non entrare in eurozona”.

Da notare che, dal 2001 al 2005, mentre l’Italia chiudeva con consistenti avanzi primari (3,1 % nel 2001, 2,5 % nel 2002, etc…) facendo calare il debito pubblico,
la Germania faceva esattamente il contrario ovvero chiudeva con disavanzi primari (quindi spendeva di più di quanto tassava) e questo faceva salire il debito pubblico.
Nonostante ciò riusciva tranquillamente a finanziarsi sui mercati a tassi decisamente più bassi di quelli italiani (leggi riga 2 e riga 3 della tabella dove sono riportati rispettivamente gli interessi pagati annualmente in rapporto al pil ed il tasso implicito d’interesse).
Quindi i dati (e non teorie complottiste) dicono che i due stati (Germania ed Italia) nonostante entrando nell’unione monetaria europea dovessero rispettare le medesime regole, non lo facevano assolutamente.
Anzi, per la precisione, l’Italia DOVEVA rispettarle, per la Germania era un optional.
Come è noto, da fine 2007 inizi 2008 è iniziata una crisi globale che ha coinvolto praticamente tutti gli stati nel mondo.
Vi invito ad andare qui http://www.bancaditalia.it/statistiche/finpub/pimfpe/sb32_13/en_suppl_63_12.pdf e spostarvi a pagina 9.
Questi dati sono pubblicati dalla Banca d’Italia e mettono sempre in evidenza il “PRIMARY NET BORROWING (+) / LENDING (-)” in percentuale sul pil ovvero il disavanzo o l’avanzo primario (senza considerare pertanto la spesa per interessi).
In questa tabella vi sono indicati i dati di paesi come UNITED KINGDOM, UNITED STATES e GIAPPONE.
Mentre tutti questi paesi, dal 2008 in poi, per contrastare la crisi, chiudevano con un SIGNIFICATIVO DISAVANZO PRIMARIO (meno tasse e più spesa pubblica),
l’Italia andava tutta contro corrente ovvero, ad esclusione del 2009 che ha visto un TIMIDO disvanzo primario dell’ordine dello 0,8 % del pil, dal 1996 in avanti ha sempre chiuso in AVANZO PRIMARIO, ovvero lo stato italiano ha sempre tassato più di quanto desse come spesa pubblica; e poi ci stupiamo perché ci sentiamo sempre più poveri…
Anche qui sono i dati a dirlo e non teorie complottiste.
Apro una piccola parentesi; a pagina 12 di http://www.bancaditalia.it/statistiche/finpub/pimfpe/sb32_13/en_suppl_63_12.pdf
trovate il debito pubblico dei vari stati come percentuale sul pil.
E’ una tabella che riepiloga i dati del debito pubblico (sul pil) non solo dei paesi dell’eurozona ma anche di altre economie. Visto che tutti questi dati sono concentrati in un unico foglio, vi consiglio di stamparlo e di portarla con voi: il Piddino di turno (e non solo) a cui replicare è sempre dietro l’angolo. Chiusa parentesi.
Affronto ora un altro paragone, ovvero tra Italia e Francia.
La Francia, da quanto si evince leggendo pagina 12
di http://www.bancaditalia.it/statistiche/finpub/pimfpe/sb32_13/en_suppl_63_12.pdf
presentava nel 1996 un rapporto del debito pubblico sul pil del 58,0 % pertanto rispettava già dall’inizio come la Germania il parametro di Maastricht il quale diceva che il debito pubblico non può eccedere il 60 % del pil.
Anche la Francia, come la Germania, se n’é ampiamente fregata del parametro del 60 % arrivando al 90,2 % nel 2012.
L’incremento registrato in termini assoluti è del 55,52 %, alla faccia del rispetto delle regole di Maastricht.
Anche qui i dati (e non le teorie complottiste) fanno emergere come i PRIMI DUE paesi dell’area euro ovvero la Germania e la Francia abbiano tirato dentro l’Italia nell’Euro anche se questa non rispettava il parametro del 60 % del pil; nella tabella di pagina 12 http://www.bancaditalia.it/statistiche/finpub/pimfpe/sb32_13/en_suppl_63_12.pdf
abbiamo i dati dal 1996 e vediamo che il parametro debito / pil dell’Italia NON è mai stato neanche lontanamente vicino al 60 %.
Poi, mentre l’Italia cercava, a colpi di AVANZI PRIMARI (che vuol dire più tasse e meno spesa pubblica) di rientrare dal debito pubblico, le prime due economie dell’Eurozona ovvero Germania e Francia, che invece il parametro del 60 % originariamente lo rispettavano, andavano nella DIREZIONE OPPOSTA; come direbbe Lubrano, la domanda sorge spontanea: “Ma non abbiamo le stesse regole?”.
Infine voglio sottolineare quello che dal 2008 (quindi con l’avvio della crisi globale) in poi sta facendo la Francia in termini di disavanzo primario; andando a pagina 9
di http://www.bancaditalia.it/statistiche/finpub/pimfpe/sb32_13/en_suppl_63_12.pdf
vedrete che la nostra cara “amica” Francia, come avete visto poc’anzi, sempre ligia al rispetto delle regole europee, dal 2008 sta chiudendo ogni anno con DISAVANZI PRIMARI dei seguenti ordini di grandezza: 0,4 % (del pil) nel 2008, 5,1 % nel 2009, 4,7 % nel 2010, 2,7 % nel 2011, 2,3 % nel 2012.
Come già detto, ma voglio ancora una volta ribadirlo, si tratta di disavanzi PRIMARI ovvero meno tasse e più spesa pubblica senza considerare la spesa per interessi.

E considerando la spesa per interessi? Che dati fa emergere la Francia?

Andando a pagina 44 (stampata risulta la 41) di http://ec.europa.eu/economy_finance/db_indicators/gen_gov_data/documents/2013/spring2013_country_en.pdf

risulta che il dato ricercato era: 7,5 % ( e non 3% come le regole  vorrebbero) per il 2009, 7,1 % per il 2010, 5,3 % per il 2011, 4,8 % per il 2012; per il 2013 – 2014 la Commissione europea prevede uno “sforamento” dal fantomatico 3 %, precisamente 3,9 % nel 2013 e 4,2% nel 2014.
Noi in Italia, nella “virtuosa” Italia attenta a rispettare i “compitini per casa” scritti della Commissione Europea pena commissariamento, ad eccezione di un timido disavanzo primario nel 2009 dello 0,8 % sul pil, abbiamo sempre avuto AVANZI PRIMARI (quindi più tasse e meno spesa pubblica) precisamente 2,5% nel 2008, 0,1 % nel 2010, 1,2 % nel 2011 e 2,5 nel 2012.

Ma non è abbastanza: per la Commissione europea dobbiamo chiudere con avanzi primari ancora più marcati, ancora più significativi altrimenti (per lei) non abbasseremo mai il debito pubblico.
Avanzo primario significa, lo ripeto ancora una volta, più tasse e meno spesa pubblica, ancor prima di tener conto della spesa per gli interessi sul debito pubblico.

Avete pertanto già capito, finché resteremo in eurozona, come verranno scritte le prossime leggi di stabilità.
Tornando all’articolo iniziale comparso su Repubblica http://www.repubblica.it/economia/2013/11/03/news/allarme_deficit_l_italia_trema_rischia_di_sfondare_il_tetto_del_3_-70126958/?ref=HREA-1
quel deficit di cui parla considera tra le spese anche quelle sugli interessi passivi del debito pubblico.
A pagina 8 del link http://www.bancaditalia.it/statistiche/finpub/pimfpe/sb32_13/en_suppl_63_12.pdf trovate questo dato; il segno (+) significa deficit mentre il segno (-) significa surplus.
Da una semplice lettura numerica si appura che, nonostante, ad eccezione del 2009, abbiamo sempre chiuso con AVANZI PRIMARI (ovvero più tasse e meno spesa pubblica) abbiamo tuttavia sempre chiuso in DEFICIT per via della spesa per interessi sul debito pubblico.
Se guardate pagina 48 del pdf http://ec.europa.eu/economy_finance/db_indicators/gen_gov_data/documents/2013/spring2013_country_en.pdf
(stampandola viene fuori pagina 45) trovate, all’interno della tabella 8D, alla seconda riga i corposi pagamenti per interessi (ad esempio nel 2012 sono stati pari in Italia al 5,5 % del pil) ed, alla terza riga, il tasso d’interesse IMPLICITO  (4,5 % nel 2012 per quanto riguarda l’Italia).
Spero che questi dati presi da fonti ufficiali e non da www.complottistianonimi.it
stampati e portati sempre con voi servano a NON farvi “prendere per i fondelli”, in particolar modo (ma non solo) dal piddino di turno, che vi ripete a martello che siamo in un’Europa unita, con le stesse regole, in una squadra (?!?) coesa necessaria per affrontare tutti insieme i colossi come la Cina, gli Stati Uniti, il Giappone, etc…
Chi vi dice questo o mente sapendo di mentire oppure non è a conoscenza di tali dati.

Sarei propenso ad avallare la seconda ipotesi se non fosse l’estrema facilità con cui i dati da me snocciolati (e che io mi sono limitato in questo scritto semplicemente a riportare) sono facilmente reperibili sulla rete.

Occhi aperti quindi!

Michele Belluco

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