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Joseph Stiglitz: La globalizzazione non è solo per i profitti. E’ anche per le tasse.

| Autore: : | Categoria: contributi Attivisti | Commenti: 0

Le grandi multinazionali stanno facendo giocare i contribuenti delle nazioni gli uni contro gli altri: abbiamo bisogno di un accordo globale per fargli pagare la loro parte.

Il mondo guardava eccitato Tim Cook, il CEO di Apple, dire che la sua compagnia aveva pagato tutte le tasse dovute sembrava dire di aver pagato tutte le tasse che avrebbe dovuto pagare. Vi è, naturalmente, una grande differenza tra le due cose. Non è una sorpresa che una società con le risorse e l’ingegno di Apple faccia il possibile per evitare di pagare più tasse di quelle che potrebbe, nel rispetto della legge. Mentre la Corte Suprema, nel caso dei Cittadini Uniti sembra aver detto che le multinazionali sono persone, con tutti i diritti che gli attendono; questa finzione giuridica non ha dotato le multinazionali di un senso di responsabilità morale; e hanno ancora la capacità di Plastic Man di essere ovunque e da nessuna parte allo stesso tempo – di essere ovunque, quando si tratta di vendere i loro prodotti, e da nessuna parte quando si tratta di riportare i profitti derivanti ​​da tali vendite.

Apple, come Google, ha tratto enormi benefici da ciò che gli Stati Uniti e altri governi occidentali forniscono: lavoratori altamente qualificati formati in università che sono supportate sia direttamente che indirettamente dal governo (attraverso generose detrazioni di beneficenza). La ricerca di base sulla quale appoggiano i loro prodotti è stata pagata dai contribuenti per supportarne gli sviluppi – internet, senza il quale non potrebbero esistere. La loro prosperità dipende in parte dal nostro sistema giuridico – tra cui una forte rispetto dei diritti di proprietà intellettuale; hanno chiesto (e ottenuto) che il governo costringesse i paesi di tutto il mondo ad adottare i nostri standard, in alcuni casi, a grandi costi nel vivere e nello sviluppo di quei mercati emergenti e di quei paesi in via di sviluppo. Sì, hanno portato genio e capacità organizzative, per cui stanno giustamente ricevendo gratificazioni. Ma mentre Newton era almeno abbastanza modesto da notare che si trovava sulle spalle di giganti, questi titani dell’industria non hanno alcun rimorso nell’essere free rider, prendendo generosamente dai vantaggi offerti dal nostro sistema, ma senza al pari essere disposti a contribuire proporzionalmente. Senza il sostegno pubblico, la fonte da cui verranno la futura innovazione e la crescita si “seccherà” – per non dire che cosa succederà alla nostra società sempre più divisa.

Non è neppure vero che aliquote d’imposta più elevate sulle multinazionali diminuirebbero necessariamente in modo significativo gli investimenti. Come Apple ha dimostrato, può finanziare qualsiasi cosa vuole con il debito – compresi i dividendi che pagano, un altro stratagemma per evitare di pagare la loro giusta quota di tasse. Ma i pagamenti di interessi sono deducibili dalle tasse – il che significa che nella misura in cui gli investimenti sono finanziati a debito, il costo del capitale ed i rendimenti vengono entrambi cambiati proporzionalmente, senza alcun effetto negativo sugli investimenti. E con il basso tasso di imposizione fiscale sui redditi di capitale, il rendimento del capitale è trattato ancora più favorevolmente. Ancora, in più beneficiano di altri dettagli del codice fiscale, quali gli ammortamenti anticipati e il trattamento fiscale per le spese di ricerca e sviluppo.

E’ tempo che la comunità internazionale affronti la realtà: abbiamo un ingestibile, sleale, distorsivo regime fiscale globale. Si tratta di un sistema fiscale che è fondamentale nel creare la crescente disuguaglianza che caratterizza i paesi più avanzati di oggi – con l’America in piedi in prima linea ed il Regno Unito non molto indietro. Questo è la fame del settore pubblico che è stato fondamentale in un’America che non è più la terra delle opportunità – con prospettive di vita di un bambino che dipendono più dal reddito e l’istruzione dei propri genitori rispetto agli altri paesi avanzati.

La globalizzazione ci ha resi sempre più interdipendenti. Queste multinazionali sono le grandi beneficiarie della globalizzazione – non è, per esempio, il lavoratore medio americano, con quello di molti altri paesi, quello che, in parte sotto la pressione della globalizzazione, ha visto il suo reddito completamente rettificato per l’inflazione, compreso l’abbassamento dei prezzi che la globalizzazione ha portato, a circa, cadendo anno dopo anno, il punto in cui un lavoratore di sesso maschile a tempo pieno negli Stati Uniti ha un reddito inferiore a quattro decenni fa. Le nostre multinazionali hanno imparato a sfruttare la globalizzazione in tutti i sensi del termine – anche sfruttando le scappatoie fiscali che consentono loro di eludere le proprie responsabilità sociali globali.

Gli Stati Uniti non potrebbero avere un sistema di imposta sul reddito societario funzionante se avessimo scelto di avere un sistema dei prezzi di trasferimento (in cui le imprese “truccano” i prezzi dei beni e dei servizi che una parte acquista dall’altra, permettendo utili riservati ad uno stato o all’altro). Per questo Apple è evidentemente in grado di muovere gli utili “in giro” per evitare le tasse statali californiane. Gli Stati Uniti hanno sviluppato un sistema stereotipato, dove i profitti globali sono allocati sulla base dell’occupazione, delle vendite e dei beni strumentali. Ma vi è abbondanza di spazio per ottimizzare ulteriormente il sistema, in risposta alla più facile capacità di muovere i profitti quando una delle principali fonti del vero “valore aggiunto” è la proprietà intellettuale.

Alcuni hanno suggerito che, mentre le fonti della produzione (valore aggiunto), sono difficili da individuare, la destinazione lo è meno (anche se con la rispedizione, questa potrebbe non essere così chiara); quindi suggeriscono un sistema basato sulla destinazione. Ma un tale sistema non sarebbe necessariamente giusto – non fornendo nessun ricavo per i paesi che hanno sopportato i costi di produzione. Ma un sistema di destinazione sarebbe chiaramente migliore di quello attuale.

Anche se gli Stati Uniti non sono stati premiati per i loro contributi scientifici mondiali sostenuti dal pubblico e la proprietà intellettuale costruita sugli stessi, almeno il paese sarebbe stato ricompensato per il suo consumismo sfrenato, che prevede incentivi per tali innovazioni. Sarebbe bello se ci potesse essere un accordo internazionale sulla tassazione dei profitti delle multinazionali. In assenza di un tale accordo, ogni paese che minacciasse di imporre tasse eque alle multinazionali sarebbe punito – la produzione (e l’occupazione), sarebbero spostate altrove. In alcuni casi, i paesi possono “chiamare” sul loro bluff. Altri possono sentire che il rischio è troppo alto. Ma ciò che non possono farsi sfuggire sono i clienti.

Gli Stati Uniti da soli potrebbero andare su un lungo percorso per muoversi avanti verso le riforme: qualsiasi impresa che venda dei beni potrebbe dover esser tenuta a pagare una tassa sui suoi profitti globali, a diciamo un tasso del 30%, sulla base di un bilancio consolidato, ma con una detrazione per le multinazionali rispetto alle tasse già pagate sui profitti in altre giurisdizioni (fino a un certo limite). In altre parole, gli Stati Uniti dovrebbero “erigersi” nel far rispettare un regime fiscale globale minimo. Alcuni potrebbero scegliere di non vendere più negli Stati Uniti, ma dubito che molti lo farebbero.

Il problema della evasione fiscale societaria delle multinazionali è più profondo e richiede una riforma più profonda, anche di trattare con i paradisi fiscali che sono rifugio per i soldi degli evasori fiscali e facilitano il riciclaggio di denaro. Google e Apple assumono gli avvocati più bravi, che sanno come evitare le tasse del posto nel rispetto della legge. Ma non ci dovrebbe essere spazio nel nostro sistema per i paesi che sono complici dell’evasione fiscale. Perché i contribuenti in Germania dovrebbero aiutare a tirare fuori dai guai i cittadini in un paese il cui modello di business è basato sull’evasione fiscale e una corsa verso il basso – e perché i cittadini di qualsiasi paese dovrebbero consentire alle loro aziende di usufruire di questi paesi predatori?

Dire che Apple o Google hanno semplicemente approfittato del sistema attuale sarebbe lasciarli fuori dai guai troppo facilmente: il sistema non è venuto in essere da solo. E’ stato formato fin dall’inizio dai lobbisti delle grandi multinazionali. Aziende come General Electric hanno fatto pressione e ottenuto le disposizioni che gli hanno consentito di evitare ancora di più le tasse. Hanno esercitato pressioni e ottenuto disposizioni di amnistia che gli hanno permesso di riportare i loro soldi negli Stati Uniti con una penale bassa, con la promessa che il denaro sarebbe stato investito nel paese; e poi hanno trovato il modo di rispettare la lettera della legge, mentre ne evitavano lo spirito e l’intenzione. Se Apple e Google si distinguono per le opportunità offerte dalla globalizzazione, i loro atteggiamenti verso l’evasione fiscale le hanno rese casi emblematici di quello che può, e sta, andando male con quel sistema.

 

Fonte: Guardian 

 

Traduzione a cura di Luca Pezzotta

 

Il Nobel Joseph Eugene Stiglitz. Economista e saggista statunitense.

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