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"La difficoltà non sta nelle idee nuove, ma nell'emancipazione da quelle vecchie" John Maynard Keynes

La Deflazione? Un grosso male per l’Italia

| Autore: : | Categoria: contributi Attivisti | Commenti: 2

Il nuovo made in Italy grazie ad una politica economica espansiva sarà il motore dell’Italia del XXI secolo, ma dobbiamo uscire dalla deflazione in cui stiamo piombando.

Vediamo di comprendere perché il post del blog di Beppegrillo.it del 6 gennaio 2014 è stracolmo di inesattezze.

Che il futuro stia nello sviluppo tecnologico è fuor di dubbio (d’altronde, non è sempre stato così forse?) tuttavia la tesi sostenuta dai due autori è fuorviante. Per semplicità, cominciamo dalle conclusioni…

L’Italia è piena di piccole eccellenze che nonostante la crisi globale e i problemi legati all’euro riescono  a sopravvivere e prosperare. Beh, è un nesso logico alquanto ardito sostenere che, siccome qualche azienda riesce a sopravvivere e innovare anche in queste condizioni, allora non esiste alcun problema se non la mancanza di innovazione. Sarebbe come dire che siccome c’è qualcuno che riesce ad attraversare a nuoto lo stretto di Messina, allora non servono più i traghetti.
Ci sarebbe piuttosto da aggiungere poi che l’innovazione, per sua stessa natura, è un processo altamente aleatorio e dai guadagni incerti, per cui si rendono quasi essenziali incentivi statali come la spesa in ricerca di base, incentivi per chi investe in ricerca e sviluppo, finanziamenti agevolati per determinati progetti “ad alto tasso d’innovazione”, ecc. Mentre adesso siamo in una situazione di crescente pressione fiscale e di tagli selvaggi alla spesa pubblica, non esattamente un ambiente che premia chi si assume il rischio di puntare sull’innovazione. E il crowdfunding, i mini-bond e simili sistemi nascono in risposta a queste mancanze da parte dello Stato.

Si dice che l’Italia sta scontando “la fine di un ciclo economico” ed è verissimo, ma non la fine del piano Marshall, stiamo scontando la fine del modello economico italiano di economia mista (una via di mezzo tra economia di mercato di stampo USA ed economia pianificata di stile sovietico) così come si era sviluppato dal dopoguerra fino alla fine degli anni 70- inizi anni 80, un modello che si fondava sulla crescita della domanda interna, sulla stretta regolamentazione del sistema bancario e finanziario e sull’intervento dello Stato nell’economia. Certo le esportazioni erano importanti, ma non erano quella l’UNICA e più importante variabile a cui guardare, come invece ci vogliono far credere adesso dove pare che l’unica soluzione per uscire dalla crisi sia esportare, esportare, esportare… Che poi la domanda sorge spontanea: ma se in questo mondo tutti gli stati esportano più di quello importano, chi è che importerà le eccedenze, i marziani?

Si può discutere se i politici dell’epoca non abbiano abusato di questo modello, piegandolo ad interessi “personali e di partito” – cosa sicuramente accaduta – ma non si può negare come quel modello abbia consentito all’Italia di passare da Paese da ricostruire dalle macerie a quinta potenza economica mondiale. Tra l’altro, un modello che contemplava un adeguato tasso d’inflazione che, di nuovo, non è nemico da abbattere ad ogni costo, ma un semplice parametro economico da valutare a seconda delle circostanze in cui si trova l’economia dello stato.

La Deflazione è un male pericoloso per uno Stato

Deflazione

E qui si viene alla nota veramente dolente dell’articolo: la confusione totale sulle cause della deflazione e dell’inflazione.

Semplificando molto, l’inflazione infatti dipende principalmente dalla capacità di spesa della popolazione: più cittadini acquistano i prodotti, e più i produttori tenderanno ad aumentare i prezzi. Viceversa, quando è che, salvo stravolgimenti come nuovi processi produttivi o crollo dei prezzi degli input, un produttore cala i suoi prezzi? Semplicemente quando non riesce a vendere. E non riesce a vendere perché i cittadini non hanno capacità di spesa, ovvero si sono impoveriti! Possiamo quindi dire che, salvo casi particolari, l’inflazione deriva dal benessere di larghi strati della popolazione, mentre

la deflazione deriva da un suo impoverimento generalizzato.

Giustamente nell’articolo si dice che chi ha liquidità, potrà comprare più beni, ma chi ha liquidità, chi vive di rendita o chi vive di reddito (ovvero di lavoro)? Ovviamente i primi, ecco perché la deflazione favorisce i ricchissimi e l’inflazione, con le dovute precauzioni da parte dello stato, i meno ricchi e i poveri!!!

Così come le attuali politiche monetarie sono ad esclusivo vantaggio degli investitori sui mercati finanziari, su cui si riversano i triliardi stampati dalle banche centrali di tutto il mondo, ecco perché gli indici di borsa salgono in tutto il mondo, compresa l’eurozona in cui il barlume di una ripresa è ancora lontano.

In conclusione, occorre sì costruirsi la propria luce in fondo al tunnel, ma, metaforicamente, senza ignorare che prima di inventare un nuovo tipo di lampandina dobbiamo accorgerci che siamo al buio solo perché ci hanno tagliato i fili dell’elettricità, non perché sia impossibile far andare le vecchie lampadine. E senza buio è più facile anche fare nuove invenzioni.

A riveder le stelle (ma senza dimenticarci l’uso del cannocchiale)!!!

 

AVVERTENZE: Il presente articolo contiene una spiegazione dei meccanismi di base, non contempla i casi particolari e gli approfondimenti, per cui è insostituibile uno studio personale della materia. Per approfondimenti richiedere il kit “L’economai spiegata facile” dal sito www.economia5stelle.it oppure armarsi di pazienza e consultare i numerosi siti presenti sulla rete come, ad esempio, www.scenarieconomici.it

Immagine: http://www.borsaitaliana.it/notizie/sotto-la-lente/deflazione-210.htm

 

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2 Risposte all'articolo. Commenta anche tu!

  1. niki

    Mi spiace, ma la spiegazione dell’inflazione è totalmente scorretta. Inflazione non è l’aumento dei prezzi. E’ l’aumento della massa monetaria in circolazione, massa monetaria creata dal nulla (=fiat money) per circa il 90% dalle banche commerciali grazie alla riserva frazionaria. Lungi dall’essere un bene, impoverisce il cittadino che è l’ultimo a ricevere il denaro. Invece arricchisce le banche che lo emettono. E’ una specie di contraffazione su larga scala e chi ne gode è, ovviamente, il falsario = banche e governi. Il cittadino vede semplicemente eroso il suo potere d’acquisto e il valore dei suoi risparmi.

  2. Massimo

    Concordo con Niky : l’inflazione non è l’aumento dei prezzi, esso ne è solo la conseguenza. L’inflazione come giustamente scritto da Niki è provocata dall’aumento indiscriminato della massa monetaria emessa dalle banche le quali sono le uniche a trarre vantaggio da ciò: vendono carta stampata come fosse un bene reale che ha un valore pari alla cifra stampata su di essa, e questa carta stampata che a loro costa il prezzo della carta e dell’inchiostro per realizzarla permette loro di ottenere beni reali. Di conseguenza l’inflazione non si traduce, come erroneamente scritto nell’articolo, in un maggior benessere economico per i cittadini ma in un danno, soprattutto per le persone a reddito fisso, che di fatto si vedono diminuire il potere d’acquisto e in un grande vantaggio per le banche che aumentano il loro patrimonio a costo quasi zero. Questo a dimostrazione della validità del fondamentale principio di economia per cui se si impoverisce uno si deve per forza arricchire un altro. “IL DENARO NON SI DITRUGGE MA SI TRASFERISCE”

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