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"La difficoltà non sta nelle idee nuove, ma nell'emancipazione da quelle vecchie" John Maynard Keynes

REDDITO DI CITTADINANZA E RECUPERO DEL DISSESTO IDROGEOLOGICO CON SPESA A DEFICIT

| Autore: : | Categoria: contributi Attivisti, Non Solo Economia | Commenti: 2

(i moltiplicatori della spesa pubblica)

Il convegno di lunedi pomeriggio a Montecitorio, “Europa e Euro: Opportunità o schiavitù?”, ha visto la partecipazione di economisti vicini al M5S ma ancor di più legati al gruppo di attivisti sovranisti: Economia5Stelle.

Domani avremo modo di parlare degli interventi del mitico duo Antonio Maria Rinaldi e Claudio Borghi Aquilini, ma oggi ci concentriamo sull’intervento dell’immenso ed impagabile Nino Galloni, uomo con la U maiuscola, nonché la più grande e generosa risorsa a disposizione del paese e del suo popolo.

Il tema della sovranità nazionale è stato rilanciato da Beppe Grillo nell’ultimo V-Day di Genova ma in attesa che questo diventi un dato di fatto (speriamo prima possibile vista la spirale viziosa innescata dagli incapaci al governo negli ultimi 2 anni), il Professore e il nostro gruppo hanno realizzato e mostrato delle slide per far comprendere all’uditorio il benefico effetto dei moltiplicatori fiscali del Fondo Monetario Internazionale sul rapporto Debito/Pil anche ricorrendo a spesa a deficit.

Tale modello, in linea di massima, con i dovuti aggiustamenti, vale indifferentemente dalle vie potenzialmente possibili, cioè adozione di:

  • Moneta complementare nazionale (Eurolira);
  • Mosler Bond;
  • CCF (Certificati di credito fiscale).

Il Prof. Galloni, memore delle proprie esperienze di amministrazione pubblica, parte facendo notare quanto segue:

“l’austerità è ricerca continua della tassazione e non migliora i conti pubblici, pertanto la sua finalità è la sofferenza sociale”.

 Come dargli torto, visto che quando andò a trovare il fratello missionario in Congo tornò con una certezza:

“il genocidio in quel paese era L’OBIETTIVO, ricercato ed ottenuto pel tramite di politiche monetarie che rappresentavano IL MEZZO”.

 Come mai il Prof. Galloni ritiene che l’austerità e la deflazione salariale non migliorino i conti? In quanto non consentono la crescita del paese!

Come mai vi chiedete?

Perché come da tempo cerco di spiegarvi, con l’austerità diminuiscono le prede nella nazione e i predatori trovano meno spazio di azione. Avendo meno prede, i predatori non riescono ad ottimizzare la produzione e ad abbassare il costo unitario del prodotto. In pratica, si trovano a vendere esclusivamente all’estero ma con costi maggiori (e quindi con minori margini unitari di guadagno).

 In Italia, difatti, esistono circa 500.000 imprese che esportano e altre 4 milioni di aziende che operano sul mercato interno, come prodotti finiti, semilavorati o sub-fornitura, e molte di queste utili non ne fanno ma consentono, quantomeno, di creare un posto di lavoro per il datore di lavoro e per i propri congiunti!

In questo caso, è importante che lo stato cambi le regole bancarie (Basilea) e gli aspetti fiscali altrimenti, invece di parlare di euro come moneta nobile dovremmo parlare di moneta ignobile.

Ma veniamo ai nostri moltiplicatori. L’obiettivo era dare una scossa all’economia di questo paese mostrando come anche rimanendo nell’euro fosse possibile migliorare i conti spendendo a deficit. L’idea è quella di salvaguardare il territorio (20 miliardi l’anno) e il reddito di cittadinanza (50 miliardi di euro).

Spesa a deficit, no euro

Un investimento di 70 miliardi di euro corrisponde, all’incirca, ad una spesa anticiclica pari al 4,47% del Pil.

Dato poi che, come sostengono quelli del Fondo Monetario Internazionale, il moltiplicatore nelle nazioni evolute è pari all’incirca ad 1 e ½, ne consegue che si attiva un processo di circolazione del denaro entro i confini della nazione tale per cui la spinta al pil cresce abbondantemente.

Calcolo Pil

Come si vede dall’esempio, il Pil crescerebbe del 6,7%. Illusione direste voi? Realtà vi dico io. Per due ordini di motivi:

1)     Var. G del 4,47% coincide con Var. Y dello stesso importo in un primo momento;

2)     Var. Y del 4,47% genera poi Var. C e Var. I (per due ordini di motivi) che comporteranno ulteriore incremento di Y

  1. Var. C perché gli stipendi distribuiti, direttamente o indirettamente, generano maggiori consumi;
  2. Var. I perché gli imprenditori, percependo che il clima economico è cambiato, fanno ripartire i propri investimenti in quanto considerano che potranno avere maggiori utili in futuro.

(Nota bene: Y= Reddito della nazione; G = spesa pubblica; I= Investimenti privati)

Anzi, vi sono alcune spese, tra cui quelle suesposte, il cui moltiplicatore si avvicina a 2, ovvero quasi non originano alcuna importazione, come tale la crescita del prodotto interno lordo sarebbe sicuramente maggiore.

E cosa accade al debito pubblico? Esattamente questo. La tassazione in Italia si avvicina al 50% (circa il 45%). Come tale, metà del 6.70% ritorna come tassazione riducendo il debito pubblico. Ovvero si hanno le seguenti situazioni:

– Debito pubblico prima della spesa a deficit = 2.080 miliardi;

– Debito pubblico a spesa a deficit avvenuta = 2.080+70=2.150 miliardi di euro;

– Incremento delle tasse rispetto all’anno prima = 70 x 1,5 / 2 = 135 / 2 = 67,5

– Debito pubblico ex post (a tasse rientrate) = 2.082,5

Rapporto Debito Pil

Ma nel frattempo è salito il PIL della nazione e, come tale,

Rapporto dficit/pil cala

e queste sono le formule alla base del modello, sia quelle del FMI, sia quella della spesa pubblica italiana con riportati tutti gli elementi fiscali tipici della nostra nazione.

Formule modello economico

Chiudiamo questo pezzo promettendo al popolo penta stellato l’emissione di un apposito paper sia per il reddito di cittadinanza, sia per la spesa pubblica produttiva a deficit per fine gennaio 2014.

E per finire il solito momento culturale italiano.

Questa  volta chiudiamo con Ungaretti che, durante la prima guerra mondiale, sollecitava ogni italiano a stringersi agli altri e questo saremo chiamati a fare quando questa eurofollia sarà terminata perché 20 saranno gli anni necessari per rimettere insieme i cocci di questo bistrattato paese.

Cultura italiana, gran finale

Gustinicchi Maurizio

Economia 5 Stelle

 

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2 Risposte all'articolo. Commenta anche tu!

  1. Sandro Brizzi

    Ho qualche dubbio che il moltiplicatore di 1,5 da voi ipotizzato sia realistico; anche il F.M.I. ha dubbi in proposito e la Grecia lo dimostra. Inoltre, se gli investimenti non fossero distribuiti correttamente finirebbero nelle tasche dei soliti noti.
    Faccio una proposta per dare liquidità al sistema senza passare per la B.C.E..Le banche sono autorizzate ad emettere moneta avente valore legale costituita in realtà da C.T.Z. aventi valore pari all’Euro e convertili in Euro solo dopo un anno, alla loro scadenza, ma collocati a 95 cent. Potrebbero essere usati per i pagamenti alla/dalla Pubblica Amministrazione ed anche come circolante. Purtroppo ho dovuto essere molto sintetico, ma penso che abbiate afferrato il concetto: creare una valuta parallela all’Euro e ad essa legata.

  2. Vittorio At

    E’ proprio l’FMI a dare 1,5 come moltiplicatore. Per quelli di E5S potrebbe essere anche più elevato, fino a 1,7.

    Per la tua proposta E5S pensa che le 2 soluzioni alternative all’attuale situazione siano o l’uscita dall’euro, o euro come moneta comune (tipo Bancor per intenderci) ed all’interno della UE ognuno con la sua moneta nazionale o macroregionale (tipo Lira nord e Lira sud o Marco ovest e Marco Est).

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