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Roberto Saviano smascherato da una sentenza

| Autore: : | Categoria: contributi Attivisti | Commenti: 11

«Per auto-promuoversi molto spesso le persone sono disposte anche a mentire pur di fare carriera».

 

Riportando sul mio diario facebook un articolo di Voxnews sulle ultime vicende giudiziarie di Roberto Saviano ho ricevuto alcune critiche e alcune richieste di chiarimento, così ho pensato fosse utile un breve ragionamento, perché molte persone in buona fede potrebbero non cogliere il reale significato della vicenda, perché non sono consapevoli dei meccanismi interni al mercato della cultura o ci sono talmente dentro che preferiscono che certe questioni non emergano.

In un suo libro Saviano racconta che manteneva una corrispondenza con la mamma di Peppino Impastato inviandole i suoi articoli, e la signora Felicia, una volta avrebbe telefonato a Roberto per dirgli una frase strappalacrime che legava le rispettive storie di vita. Il giornalista Paolo Persichetti (genero della signora Felicia), sul quotidiano Liberazione, sconfessava questi fatti, in quanto la mamma di Peppino Impastato è morta nel 2004, quando invece il libro Gomorra che ha portato alla ribalta Roberto Saviano è uscito nel 2006, inoltre al giornalista familiare non risultava che la signora Felicia avesse mai telefonato a Saviano, in quanto non possedeva il telefono e quando ne aveva bisogno si rivolgeva al genero. A quel punto Saviano denunciò Paolo Persichetti, ma il tribunale ha riconosciuto che era il “calunniatore” che diceva la verità.

Perché Saviano si sarebbe inventato questo rapporto intimo con la mamma di Peppino Impastato? Probabilmente per rinforzare la propria immagine di intellettuale impegnato civilmente che sta sacrificando la propria giovinezza per via dell’onestà intellettuale che ha dimostrato denunciando i crimini della camorra. Socialmente, l’intellettuale è colui che, grazie alla propria intelligenza, analizza la società e cerca di divulgare il proprio pensiero per mettersi a servizio di quella società che gli permette di svolgere il proprio lavoro perché lo sostiene.

E’ un dato di fatto che oggi non siamo governati dal parlamento, ma dai mercati che impongono ai parlamentari intellettualmente corrotti o servizievoli di obbedire al volere della Banca Centrale Europea. Se non facciamo bene i compitini con le politiche economiche neoliberiste, le agenzie di rating, succursali del pensiero neoliberista, ci declassano, perché non siamo abbastanza competitivi e non rispettiamo i paramentri che hanno fissato degli enti non eletti. Ma l’economia non dovrebbe essere a servizio della politica democraticamente eletta? Nessuno si chiede perché pompano le liberalizzazioni, le privatizzazioni e l’abbattimento dello stato sociale? Nessuno si chiede il perché aumenti la disoccupazione? Nessuno si chiede perché la gente continua a suicidarsi per problemi economici? Tutti si accontentano della balla per cui avremmo vissuto al di sopra delle nostre possibilità? Nessuno si domanda il perché nel giro di un ventennio siamo passati da politiche improntate sul sociale (con gli innegabili problemi di corruzione che c’erano) a politiche che prevedono il dominio del libero mercato? Ma è davvero possibile che i cittadini siano così ciechi da essersi fatti infinocchiare dal marketing politico che, cedendo sovranità monetaria e democratica, ci ha svenduto alla deregolamentazione dei mercati, che fanno il buono e cattivo tempo solo perché detengono il potere economico? Nessuno riesce a cogliere che siamo stati invasi dal nemico neoliberista? Nessuno si domanda il perché, nell’eurozona e negli stati dell’est, che pensavano che entrando nell’euro ci avrebbero guadagnato (Prodi docet), ora siamo alla fame?

Non può essere che oggi siamo governati da dei mercati finanziari che si avvalgono anche di prodotti culturali (persone in carne e in ossa) per mantenere in vita questo sistema corruttore e prevaricatore?

Oggi la menzogna è socialmente accettata come necessaria, e gli intellettuali e gli artisti devono rispettare le logiche di marketing se vogliono fare carriera. Sanno che denunciando i problemi minori si può fare carriera. Sanno che nella confusione è facile fare la parte degli eroi. Sanno che non si può parlare di quei poteri forti che stanno dietro alle vendite dei loro album, dei loro libri e dei loro spettacoli. Lo possono fare solo se come Icke, mentre denunciano determinate logiche di potere, vengono inserite cose assurde e fantasiose tipo quelle di grandi personalità tipo la Regina Elisabetta che si trasforma in un rettile. In questo modo raccontando la verità la si discredita, perché si inseriscono elementi reali che assumono forme irreali (rettiliani). Apparendo come un qualcosa di non credibile, paiono poco credibili anche le verità, e coloro che denunciano quelle verità con delle prove storiche e scientifiche, dal grande pubblico vengono comunque accostati a complottisti fantasiosi che vedono ufo e rettili.

Viviamo nel mondo della spettacolarizzazione delle tragedie, ma nessuno si domanda il perché chi fa informazione, come linea editoriale, preferisca non analizzare le cause dei suicidi economici o evitare di focalizzare l’attenzione sulle motivazioni macroeconomiche che hanno portato a questa crisi? Quando lo fanno si limitano a informare sul caso di cronaca. E’ possibile che la stampa ufficiale non abbia soldi per pagare giornalisti che approfondiscano la questione ed elaborino punti di vista e  analisi che possano aiutare i cittadini a comprendere la tragedia sociale della disoccupazione con tutte le conseguenze che implica? O tutti si accontentano delle verità dei soliti malaffari legati alla corruzione?

In teoria l’intellettuale ha il dovere di raccontare la verità, e se non lo fa, o lo fa parzialmente  distogliendo l’attenzione dai reali problemi che stanno attanagliando la società in cui vive,  significa che è un bugiardo ovvero una prostituta intellettuale, che poverina ha i figli da sfamare. Se i nostri intellettuali avessero anche un poco dell’onestà della Mamma Roma descritta nel film di Pasolini, probabilmente non ci troveremmo in questa condizione. Una persona non intelligente e non acculturata è chiaro che non può comprendere meccanismi complessi, ma un intellettuale ne ha gli strumenti. Allora perché non lo fa? Quando un intellettuale fa carriera il pubblico lo ricambia con l’affetto, col rispetto e con la possibilità di continuare a svolgere il lavoro che ama e che lo fa vivere con quell’agio necessario per poter dedicare il proprio tempo quell’astrazione elucubrativa che permette di poter elaborare prodotti comunicativi di qualità.

Per costruirsi una carriera un intellettuale deve farsi conoscere, ciò implica delle scelte intellettuali con cui porsi al pubblico da cui vuole farsi capire. Il male non sta nel tentativo di far conoscere la propria persona e le proprie idee.  Farsi conoscere comporta l’elaborare una comunicazione che possa essere capita e valorizzata, ma l’intellettuale ha il compito di essere onesto, perché vive della propria credibilità, non può costruire la propria credibilità su bugie, perché questo ruolo sociale non può discostarsi dalla verità. Altrimenti non è un intellettuale, ma un prodotto di marketing culturale.

Roberto Saviano, per fini di visibilità personale, ha fatto leva sull’emotività del proprio pubblico per essere associato a una persona che è morta per spirito di verità, ha cioè usato un escamotage che il romanziere di bassa lega usa per dare vita a un romanzo che non nasce dall’anima, ma serve alle vendite. Per un artista o un intellettuale è normale usare anche l’emotività, perché notoriamente queste persone sono sensibili e quindi più suscettibili ai moti delle emozioni, ma quando si vanno a toccare i veri eroi bisogna farlo con una dose di onestà intellettuale molto più alta, perché si vanno a toccare le sfere di quelle verità che non possono essere strumentalizzate per il fine personale del darsi un tono. La tragedia la si tocca con la lirica della verità, non la si usa sporcandola con la menzogna.

Un intellettuale oggi viene considerato un influencer che, in base alle vendite e ai click, ha una certa credibilità. Nel mondo culturale si raggiunge la fama quando il pubblico nutre fiducia nelle opinioni del tal intellettuale. Negli ultimi mesi è stato smascherato anche il giornalista Oscar Giannino che, col suo Fermare il Declino, ha millantato grandi soluzioni economiche per il bene di un popolo fondate su una fede neoliberista ortodossa, ma che per darsi lustro demonizza la corruzione ed esalta le privatizzazioni.

Durante la campagna elettorale, in un primo momento, si è venuto a sapere che non aveva quel master che tanto sventolava, poi si è venuto a sapere che non aveva la laurea e dopodiché si è venuto a sapere che non è vero che da bambino aveva partecipato allo zecchino d’oro.

Agli italiani piace davvero essere influenzati dai bugiardi? Non ci si rende conto del fatto che quelle figure pubbliche, che usano la menzogna per guadagnarci in immagine, sono persone che mettono i loro affari davanti alla verità che si dovrebbe raccontare ai cittadini?

Non si tratta di mettere nessuno alla ghighiottina, ma occorre comprendere che, in un momento storico come quello attuale, gli intellettuali hanno un ruolo civico importante, perché sono gli unici che possono svegliare i cittadini facendo comprendere loro cosa sta realmente succedendo.

Saviano è un grande conoscitore dei meccanismi mafiosi, perché non ha mai parlato dei meccanismi mafiosi di alto borgo di cui vivono le lobby politiche, culturali ed economiche? Come mai non lo fa? A una mente acuta come la sua basterebbe guardare i telegiornali o girare in rete per capire che chi governa la mafia sta molto più in alto. In questo modo non avrebbe bisogno di mentire sulla figura di Peppino Impastato per darsi un tono, ma sarebbe un vero patriota.

Non è che il suo modo di far cultura e i temi che tratta siano in un qualche modo funzionali al sistema?

La beffa è che il giornalista Paolo Persichetti, legato emotivamente alla vicenda in quanto genero della signora Impastato, si è trovato a vivere problemi giudiziari solo perché si è azzardato a raccontare la verità. La vicenda dimostra per l’ennesima volta che coloro che hanno soldi e potere, pur di mantenerli, sono capaci di denunciare coloro che raccontano quella verità che aprirebbe il reale vaso di Pandora, non quello costruito appositamente per deviare l’attenzione.  A Saviano mancherà la libertà (e mi dispiace), ma di certo non i soldi che gli consentono di avere il potere di far tacere la verità.

Gli intellettuali hanno il potere di influenzare la mente del proprio pubblico ed è una grande responsabilità, che come minimo comporta l’essere onesti. Un pubblico non lo si può tradire sulla fiducia.

Un attivista puro come Vittorio Arrigoni, che ci ha rimesso la vita solo perché credeva davvero nei suoi ideali e valori, aveva già fatto notare altre prestazioni intellettuali di Saviano in favore della lobby di potere israeliano.

 

 

Interessante anche la fonte della foto. http://goo.gl/wiXEj

Interessante anche la fonte della foto.
http://goo.gl/wiXEj

 

 

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11 Risposte all'articolo. Commenta anche tu!

  1. Gustavo Rinaldi

    Saviano ha avuto torto in tribunale. Ha fatto un grave errore. Da qui a demolire tutto il suo operato ne passa e parecchio.
    Attaccare tutto e tutti non aiuta la causa di vuole un ‘economia piu’ giusta e meglio funzionante.

  2. Shirin Chehayed

    Gustavo non si tratta di demolire, ma di portare all’attenzione fattori culturali che sono una parte forte che tiene in vita il sistema. Non si tratta nemmeno di attaccare, ma di raccontare la verità. Mi pare che “l’onestà andrà di moda” sia uno slogan importante con un significato di spessore. Occorre cominciare a raccontare la verità e occorre sfatare i falsi miti. Tutto ciò non per offendere nessuno, ma semplicemente per far ragionare coloro che ancora dormono sonni profondi.

  3. guido grossi

    nella società contemporanea la manipolazione delle informazioni è lo strumento più importante dell’esercizio del potere, la cui fonte risiede nell’organizzazione.

    Sono concetti illustrati splendidamente nel libro di John Kenneth Galbraith “Anatomia del potere”. Lo consiglio a tutti.

    L’onestà intellettuale è diventata una merce veramente rara. Lo è sempre stata, ma oggi viene combattuta e ostacolata con particolare vigore e veemenza, perché è fortemente contraria – come non mai – all’esercizio del potere.

  4. drone

    Articolo discreto, pero’ magari prima di pubblicare correggete gli errori banali di scrittura ed ortografia.

  5. Attilio

    “Occorre cominciare a raccontare la verità e occorre sfatare i falsi miti. Tutto ciò non per offendere nessuno, ma semplicemente per far ragionare coloro che ancora dormono sonni profondi.”

    Complimenti per l’articolo e per la voglia di nuovo che ti spinge.
    Solo così si potrà far “vedere” che le fondamenta sono marcie e che il nuovo palazzo che stiamo cercando di costruire non può poggiare su qualcosa d’instabile.

    Il sistema sionista deve essere smascherato!!

    Ciao.

  6. salvatore

    Io sono “grillino” ma quando me lo dicono mi incazzo perchè voto 5 stelle e sono “casaleggino”. Tra l’altro non amo Saviano. Detto questo l’articolo mi sembra veramente delirante, si arrampica sugli specchi, inoltre è pericolosissimo perchè attacca una persona che è considerata dall’opinione pubblica (a torto o a ragione) un nemico della mafia. Non è che Saviano è sotto scorta a vita perchè tutti si sbagliano e lui è un millantatore, la scorta non la regalano così, rischia la vita tutti i giorni e attaccarlo in questo modo lo mette in serio rischio. Prima di scrivere e pubblicare certi articoli bisognerebbe contare fino a 10000. Non è che se c’è una verità che altri non dicono bisogna dirla per forza, nessuno vi costringe. E’ un fatto anche di coscienza, che valore può avere quell’errore di Saviano rispetto alle sue denunce giornaliere (non solo nei libri) contro la mafia. Chi ha scritto questo articolo lo faccia lui un libro come Gomorra e tutte le altre denunce, poi, solo dopo, scriva contro se stesso.

  7. sofia astori

    Non mi piace Saviano proprio per i motivi del biasimo di “Vik” Arrigoni.
    Io, cmq, non sono così severa da pretendere la totale abnegazione da ogni intellettuale o giornalista che accede alla notorietà grazie ad un particolare lavoro di denuncia. Non mi aspetto di vederlo, in seguito, affrontare tutti gli aspetti del malaffare e dell’ingiustizia nel mondo ma Saviano ha fatto di più che limitarsi a dedicarsi ad un solo tema, a restare nel suo “orticello” di competenza. Anzi,si è dato pareecchio da fare, perrché non l’ha fatto solamente per la questione palestinese ma anche per la nostra situazione, appoggiando la classe politica, complice della distruzione del nostro stato.
    Ti faccio comunque i complimenti per l’ottimo articolo.

  8. Anna

    forse sarebbe opportuno andare a leggere anche quello che il diretto interessato ha detto al riguardo sulla sua pagina facebook….spero che da adesso in poi Saviano impari a rispondere a tutti senza farsi gettare fango addosso inutilmente….

  9. Shirin Chehayed

    «Non si tratta di mettere nessuno alla ghighiottina, ma occorre comprendere che, in un momento storico come quello attuale, gli intellettuali hanno un ruolo civico importante, perché sono gli unici che possono svegliare i cittadini facendo comprendere loro cosa sta realmente succedendo.»

  10. Augusto

    Ottimo articolo, i miei più sentiti complimenti.
    Gli italiani purtroppo stanno facendo sonni profondi e guai a toccargli i loro falsi miti.
    Un grazie a tutte le persone “sveglie” come lei, continuate così.
    Speriamo che presto questa falsa realtà crolli e tutti possano “vedere”.
    Saluti

  11. marotti enzo

    Per il lungo articolo dell’Arrigoni ,certamente scritto per provocazione la questione SAVIANO è da tempo che si cerca di per coprire una complicità tutta Italiana.Si scava al fondo cercando prove e verità che dopo andranno cancellate .L’unnico torto di Saviano è quello di aver messo in luce la verità sulla camorra in anni insospettabili.Per quanto riguarda la condanna forse è meglio scrivere le motivazioni,per non cadere nel solito giochetto di non far capire se c’è del vero o no. marotti Enzo

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