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Krugman: “Crisi economica europea causata dall’Euro, ma non lo ammetteranno mai!”

| Autore: : | Categoria: contributi Esterni | Commenti: 1

Ringraziamo l’amica Carmen Gallus di Voci dall’Estero per questo importantissimo articolo di Paul Krugman, tradotto per il pubblico italiano su http://vocidallestero.blogspot.it/2013/04/leuropa-in-breve.html

 

L’intervistatore Tim Duy anzitutto chiede: quando potremo finalmente ammettere tutti quanti che l’euro è un fallimento?

PK: “La risposta, naturalmente, è mai. Troppa storia, troppe dichiarazioni, troppo ego è stato investito nella moneta unica perché coloro che vi sono coinvolti possano mai ammettere di aver commesso un errore. Anche se il progetto dovesse concludersi in un totale disastro, loro insisteranno nel dire che non è l’euro che ha fatto fallire l’Europa, ma l’Europa che ha fatto fallire l’euro.”

 

Quindi Krugman conferma senza problemi ciò che diciamo da tempo sulla totale inaffidabilità e malafede dell’intera classe politica europea, ma non finisce qui!La descrizione delle dinamiche della crisi pare tratta direttamente dal blog Goofynomics di Alberto Bagnai:

PK: “Il primo effetto dell’euro fu un’esplosione di euroforia: improvvisamente gli investitori credettero che tutti i debiti europei fossero ugualmente sicuri. I tassi d’interesse scesero in tutta l’Europa periferica, scatenando enormi flussi di capitale verso la Spagna ed altre economie; questi flussi di capitale alimentarono enormi bolle immobiliari in molti luoghi, e in generale produssero boom economici nei paesi che ricevevano tali afflussi.

I boom, a loro volta, causarono delle differenze d’inflazione: i costi e i prezzi nei paesi dell’Europa periferica aumentarono di più che nel centro. Le economie periferiche divennero così sempre meno competitive, il che non era un problema finché le bolle gonfiate dagli afflussi resistevano, ma sarebbe diventato un problema una volta che i flussi di capitali fossero cessati.
Ed essi si arrestarono. Il risultato fu un grave tracollo nei paesi periferici, che perdettero molta della domanda interna, mentre restavano deboli sul lato della domanda estera a causa della perdita di competitività.
Ciò ha messo a nudo il problema profondo che si ha con una moneta unica: non esiste un modo semplice per un riaggiustamento nel momento in cui i propri costi si rivelano disallineati. Nel caso migliore, le economie periferiche si trovano di fronte ad un lungo periodo di forte disoccupazione mentre applicano una lenta, dolorosa, “svalutazione interna”.
Il problema fu fortemente esacerbato, tuttavia, quando la combinazione fra il tracollo delle entrate e la prospettiva di una protratta debolezza economica portò a pesanti deficit di bilancio, e preoccupazioni sulla solvibilità, perfino in paesi come la Spagna che erano entrati nella crisi con surplus di bilancio e basso debito pubblico. Ci fu panico nel mercato delle obbligazioni — e come condizione per gli aiuti, l’Europa “core” pretese rigidi programmi di austerità.
L’austerità a sua volta ha condotto a tracolli sempre più profondi nella periferia — e dato che l’austerità nell’Europa periferica non è stata bilanciata da un’espansione dell’Europa “core”, il risultato è stato un crollo dell’intera economia europea. Una conseguenza è stata che l’austerità ha fallito perfino nei suoi stessi termini: misure chiave come il rapporto debito/PIL sono peggiorate, non migliorate.
In poche parole, questa orrenda situazione ha minacciato di produrre un collasso dell’Europa, con disordini politici causati da una perdita di fiducia nella finanza, che ha causato una corsa a vendere titoli del debito pubblico, che ha causato una corsa alle banche, e così via in un circolo vizioso. Finora, comunque, la BCE è riuscita a contenere la minaccia di un collasso intervenendo, direttamente e indirettamente, a sostenere i debiti pubblici. Ma mentre il panico finanziario viene contenuto, le condizioni macroeconomiche sottostanti non fanno che peggiorare.”

 

Anche sulle possibili soluzioni della crisi,  Krugman si conferma abbastanza allineato col pensiero keynesiano che contraddistingue il gruppo Economia 5 Stelle, e con le analoghe soluzioni proposte e implementate da economie non certo inaffidabili come USA e Giappone, senza sortire alcun effetto catastrofico.

PK: “Cosa potrebbe fare l’Europa di diverso? Fin dall’inizio della crisi, i critici come me hanno esortato ad una risposta in tre parti. Primo, un intervento della BCE per stabilizzare i costi del debito. Secondo, un’aggressiva politica di espansione monetaria e fiscale nell’Europa “core”, per facilitare il processo di aggiustamento interno. Terzo, un’attenuazione dell’austerità nella periferia — cioè non zero austerità, ma una riduzione, in modo da ridurre i costi umani. Alla fine siamo arrivati ad avere, più o meno,  la parte 1   — ma proprio niente delle parti 2 e 3.”

Ma Krugman spiega bene che nessuna di queste misure verrà mai intrapresa, perché la politica filoeuropea pare voler persistere nella menzogna e attribuire le cause della crisi a “un fatto di dissolutezza fiscale, il che è solamente una parte della storia per la Grecia, e non c’entra nulla  altrove”.

PK: “Quindi ecco il punto in cui siamo. Ed è difficile immaginarsi un lieto fine.”
 La conclusione dell’articolo é altrettanto condivisibile, a meno che la classe politica Italiana decida finalmente di prendere in mano la situazione e condividere la profonda riflessione chiesta dal Movimento 5 Stelle sulla necessità di rivedere, e probabilmente stracciare, gli stessi trattai europei, tornando alla sovranità monetaria a all’applicazione di politiche keynesiane in tutta Europa volte ad ottenere non la tanto inutilmente celebrata stabilità dei prezzi bensì la piena occupazione, stato sociale e democrazia.
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  1. Alberto Medici

    Krugman ha capito molto, ma non tutto, http://www.ingannati.it/2013/07/28/paul-krugman-e-la-crisi-economica/

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